Guida · DDT
DDT: cos’è, quando è obbligatorio e come si compila
Team Foldj · 2 luglio 2026 · Lettura di 4 minuti
Il DDT — documento di trasporto — accompagna la merce che viaggia: dice cosa si sta trasportando, da chi a chi e perché. Capire DDT cos'è, quando serve e come si compila correttamente è essenziale per qualsiasi azienda che movimenta materiali, dalla piccola logistica all'impiantistica. In questa guida trovi le risposte pratiche, senza burocratese.
DDT: cos’è e a cosa serve
Il documento di trasporto è il documento che giustifica la circolazione delle merci e permette di fatturare in un momento successivo alla consegna (la cosiddetta fatturazione differita). Ha sostituito la vecchia «bolla di accompagnamento» per la generalità delle merci, con un impianto più snello: non serve la vidimazione e può essere emesso anche in formato digitale.
Attenzione a non confonderlo con la fattura accompagnatoria, che unisce in un solo documento trasporto e fattura: alle differenze abbiamo dedicato un articolo specifico.
Quando si usa il DDT
In linea generale, il DDT si emette quando la merce viaggia senza fattura immediata. I casi più frequenti nelle PMI:
- vendita con fatturazione differita: consegni oggi, fatturi a fine mese con una fattura riepilogativa;
- trasferimenti che non sono vendite: merce in conto visione, in conto lavorazione, in riparazione, in comodato;
- spostamenti interni: materiale che passa da un deposito all'altro della stessa azienda;
- reso di merce al fornitore.
Le casistiche particolari non mancano — e le sanzioni per documenti mancanti o irregolari nemmeno: per i casi specifici della tua attività il riferimento giusto resta il tuo commercialista. Qui ci concentriamo su come gestire bene il documento nella pratica quotidiana.
Come si compila un DDT
Gli elementi che un documento di trasporto riporta di norma sono:
- numero progressivo e data di emissione (e data di inizio trasporto, se diversa);
- dati del cedente: ragione sociale, sede, partita IVA;
- dati del destinatario e luogo di consegna, se diverso;
- descrizione delle merci: natura, qualità e quantità;
- causale del trasporto: vendita, conto lavorazione, reso, trasferimento…;
- incaricato del trasporto: mittente, destinatario o vettore;
- firme secondo la prassi aziendale.
Gli errori più comuni
- Numerazione che non torna: blocchetti diversi su furgoni diversi generano doppioni e buchi;
- causale sbagliata o mancante: un conto lavorazione registrato come vendita crea problemi in contabilità;
- quantità approssimate: «materiale vario» non è una descrizione;
- copie perse: la copia per l'ufficio che resta nel furgone fino a fine mese.
Il DDT digitale: numerazione e archivio senza pensieri
Tutti gli errori visti sopra hanno la stessa radice: la compilazione manuale. Un software DDT li elimina alla fonte: la numerazione progressiva è automatica anche con più squadre in giro, anagrafiche e articoli sono precompilati, la causale si sceglie da un elenco e ogni documento genera un PDF impaginato, pronto da stampare o inviare — e archiviato per sempre, ricercabile per cliente, data o commessa.
Con Foldj, in più, il DDT nasce dove nasce il lavoro: l'operatore lo emette dall'app sul posto, e in azienda arriva già collegato a rapportini, commesse e magazzino. Sulla conservazione dei documenti emessi abbiamo scritto una guida dedicata.
Domande rapide
Il DDT può essere digitale?
Sì: il documento può essere emesso e gestito in formato digitale. Sempre più aziende lo fanno, anche se la maggioranza lavora ancora su carta — a che punto è l'Italia lo raccontiamo nell'articolo sul DDT elettronico.
Chi deve firmare il DDT?
La prassi comune prevede le firme di chi emette, di chi trasporta e del destinatario che riceve la merce; le esigenze specifiche variano per settore e per accordi tra le parti.
Quante copie servono?
Tradizionalmente una per il mittente, una per il destinatario e una che viaggia con la merce. Con il DDT digitale il problema delle copie sparisce: l'originale è nell'archivio, il PDF si invia a chi serve.
DDT e magazzino: il legame che spesso si dimentica
Ogni DDT in uscita è anche un movimento di magazzino: la merce che accompagna esce dalle scorte. Nelle aziende che gestiscono i due mondi separatamente — DDT sul blocchetto, giacenze su un gestionale o su una lavagna — questa relazione va ricostruita a mano, e di solito non viene ricostruita affatto. Risultato: giacenze che non tornano, inventari infiniti, materiale ricomprato quando c'era già.
Con un flusso digitale integrato il legame è automatico: gli articoli e le quantità del DDT scaricano le giacenze nel momento dell'emissione, e ogni uscita resta attribuita a cliente e commessa. È uno dei motivi per cui in Foldj il modulo DDT dialoga nativamente con la gestione magazzino.
DDT e fatturazione differita: come chiudere il mese senza affanni
Il vantaggio amministrativo del DDT è la fatturazione differita: consegni tutto il mese, fatturi una volta sola. Ma il vantaggio si trasforma in corsa a ostacoli se a fine mese i DDT sono sparsi tra furgoni, cassetti e cartelline: prima di fatturare bisogna ritrovarli, ordinarli e ribatterli.
La versione digitale dello stesso flusso: ogni DDT emesso è già nell'archivio, numerato e agganciato al cliente. A fine mese l'ufficio ha l'elenco completo dei documenti da fatturare, e con l'integrazione ERP i dati passano al gestionale di fatturazione senza reinserimenti. La differita torna a essere quello che dovrebbe: un risparmio di tempo, non un debito che si accumula fino al 30 del mese.
Per il confronto completo con l'alternativa — fatturare subito con un documento unico — leggi DDT e fattura accompagnatoria: che differenza c'è.